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Questa pubblicazione curata dalla rassegna barese “Time Zones sulla via delle

Immagine di copertina dell'artista VALERI TARASOV   PROGRAMMA  Venerdì

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Meredit MonkMy goals (I miei obiettivi)

 

 

ARTISTI Time Zones 1987

-Peter Gordon

-Michael Nyman and Musicians

-Pierluigi Castellano

-Arto Lindsay

-Snakefinger and Vestal Virgins

-Monolite

-David Thomas and Accordian Club

-Terry Riley

-Doubling Riders

-Giovanni Sturmann

-Meredith Monk and Nurit Tilles

 

Time Zones continua  a percorrere le strade della musica che si perde in labirinti di sonorità lontane, che, nata come un fenomeno a sé stante, è diventata parte integrante di quanto stanno esprimendo oggi le migliori produzioni musicali. Succede così che, oltre a volgersi alle fonti del passato, le nuove produzioni sono intrise del suon o "strano" di questi ricercatori. Pensate al clima e al respiro della musica degli U2 e di quella di Prince, sebbene siano diverse, ascoltandole è possibile rintracciare nel carattere della chitarra di "the Edge" e nella "sinfonicità sincopata" di Prince il soffio di alcuni di questi profeti.

Si è così determinato un rapporto dovuto senz'altro alle collaborazioni ed alle "produzioni intelligenti", ma dovuto anche all'allargamento dell'area di fruizione di questa musica ed all'estensione dei canali di diffusione, attraverso il contributo offerto al cinema, al teatro, alla danza. E' in corso una specie di rimescolamento tra stili differenti, qualcosa di più delle contaminazioni più volte citate, dove musicisti come Nyman, Riley, Hassel, Glas sembrano essere i padri della nuova musica, figliastri dell'avanguardia storica. I nuovi linguaggi, l'applicazione intelligente delle nuove tecnologie in un contesto completamente slegato dal discorso commerciale, sono infatti eredità che questi musicisti, a volte loro malgrado, hanno ricevuto dalla tradizione colta che tanto ha determinato nel nostro secolo (Schaemberg, Dalla Piccola, Cage). Non topi di studio, ma schegge erranti in mille direzioni, ingegneri di sonorità aeree, in combutta con il suono dei propri spazi interiori e con l'insoddisfazione delle proprie orecchie.

Senza enfatizzare rileviamo con passione l'importanza del lavoro di questi procacciatori di sensazioni musicali diverse. Va a loro riconosciuto il merito di consegnare alla musica un carattere evocativo proprio e non riflesso. "Only you" ci può rimandare a ricordi di un passato in bianco e nero che non esiste più, "Apollo" di Eno apre il nostro cervello su cieli che sembrano non esistere. Dal suono della voce dei Platters è facile risalire a paesaggi provenienti dal sogno, tribali per assonanza, magari urbani e stridenti come il basso di Bill Laswell, ma inesistenti, da inventare.

E quando raramente queste due valenze convivono, come per esempio in "Dark side of the moon", la musica ci rimanda all'immaginario del sogno, quel respiro psichedelico che nello stesso tempo è scenario di morte.

Suono e parola nella stessa maniera: "The sun is the same in the relative way, but you're older, shorter of breath and one day closer to death" (il sole è lo stesso nella solita via, ma tu sei invecchiato, hai il respiro più corto e di un giorno più vicino alla morte".

Probabilmente è questo il motivo per cui tanta musica per film risiede tra i suoni di cui stiamo parlando. Nyman, Riley ed Eno stesso giocano facile anche quando a volte succede che la colonna sonora si sviluppa autonomamente sino ad andare oltre il film. Pensate a "Il mistero dei giardini di Compton House" o "Per un pugno di dollari" di Morricone, musiche che visualizzano autonomamente il film paradossalmente più delle immagini stesse. Musique rêvée. Musica sognata pertanto, come ha detto qualcuno, ragnatela che si va tessendo più intorno a spazi dell'inconscio che a difese del pensiero vigile. Questa musica è come quel "pazzo entrato nella testa che ha chiuso la porta ed ha buttato via la chiave", l'andare a cercare suoni sempre più lontani, ed a volte di difficile ascolto è l'agitarsi di un folle su un prato, maestro computo dietro i suoi occhiali da musicista, difficile da portare sulla retta via.

Gianluigi Trevisi

Direttore artistico del festival