Simona Armenise

Nata a Bari nel 1977, Simona Armenise, ha conseguito ,con il massimo dei voti e la lode, il “Diploma Accademico di II livello in Discipline Musicali in chitarra” presso il conservatorio “N. Rota” di Monopoli(Ba). Al termine del percorso di studi ha anche presentato una tesi sulla musica elettroacustica dedicata al compositore Eric Chasalow. Ed infatti il suo è stato un percorso musicale sempre più proteso la sperimentazione.

Nell’esperienza musicale di Simona Armenise si fondono il rock, la preparazione classica, ma anche e soprattutto le incursioni nel mondo della musica contemporanea, del jazz sperimentale, della psichedelica. Può vantare partecipazioni importanti quali per il Festival di Musica Contemporanea "URTICANTI" ed il Festival "5 Giornate di Milano 2009", per l'esecuzione collettiva di "In C" di Terry Riley all'interno della manifestazione "Milano suona in Do" presso la Biennale di Milano, e per Squinzano Jazz Festival suonando con Franco Cerri e il quintetto Oberon; ma anche la partecipazione alla rassegna “Notti trasfigurate” a Villa Simonetta - Milano, esibendosi con repertorio contemporaneo dedicato alla chitarra elettrica , e a Phonetica Jazz Festival Maratea, all'interno dell'ensemble Mediterraneo Radicale, con ospite Boris Savoldelli.

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, nello stesso anno, ha suonato in trio con Richard Sinclair per “Emergency". Dopo una serie di collaborazioni discografiche sia nel mondo della musica classica, con l’Accademia Mandolinistica Pugliese, che con il jazz, ed il progressive rock, Breznev Fun Club , debutta nel 2016 come solista con il progetto ORU KAMI, prodotto da Verterecords, della Sorriso Edizioni Musicali di Bari, con la featuring di Ares Tavolazzi al contrabbasso. ORU KAMI – due parole giapponesi che fondendosi danno vita ad Origami –. L’Origami è l'antica arte giapponese del piegare la carta per dar vita a figure floreali, animali e di fantasia.

ORU KAMI di Simona Armenise è un solo set che cita l’assorta solitudine dell’artigiano – o, proseguendo nella metafora, del piegatore. Sul tavolo del suo laboratorio, “fogli” di chitarre, loop machine, synth, respiri: suoni acustici, elettrici ed elettronici, tra scrittura e improvvisazione, per raccontare, accennare, giustapporre, mescolare, trasfigurare una congerie di paesaggi mentali e non. La sua musica intona l’elogio della mutazione.