ROMARE

In onore allo scrittore e artista statunitense Romare Bearden (1911 – 1988), che attraverso i suoi oli e collage inquadrava e interpretava la vita della comunità afro-americana, l'attuale operato del sound-artist inglese tenta un procedimento concettuale simile, racimolando estratti sonori propri della cultura musicale nera del passato e del presente, e ricomponendoli in forme e giustapposizioni imprevedibili, in mélange espressivi che mantengano il contatto con il contesto di provenienza ma allo stesso tempo vengano ampliati nella visione e nell'immaginario, trascendendo costrizioni temporali e localistiche. Romare, al secolo Archie Fairhurst, controlla la vastità della materia prima divertendosi a rivoltarla in continuazione come se fosse un calzino, intervenendo sui colori, sui timbri, sulla dinamica, in un caleidoscopio che soltanto di sfuggita rasenta i bordi del pop, interrogandosi più che altro su altre possibilità di contaminazione. 

 

Sotto l'inventiva coltre di un'elettronica ricca e sofisticata ribolle insomma un magma rovente e incontenibile, in cui echi di blues del Delta, lontanissimi spettri ragtime, fantasie soul e lacerti di vecchi motivi dai Caraibi convivono in assoluta armonia, senza intenti di natura etnografica, ma anzi con il fine principe di estinguere questo stesso approccio, superandone le limitazioni intrinseche. Seppur complesse, le composizioni di Romare risultano morbide e accattivanti, il suo modo di campionare e manipolare suoni è diventato un marchio riconoscibile e personalissimo.